BOXE E PAROLE: L'ULTIMA RIPRESA

L'incontro, il primo, uno dei tanti di una lunga carriera o l'ultimo.

Esco che è ancora buio consapevole che le luci dell'alba sono vicine cosi vicine che quasi posso toccarle, la brina ha gelato i vetri delle auto, le foglie a terra sembrano di cristallo, la mia tuta si raffredda in un secondo, prendo fiato e inizio a correre, un passo dopo l'altro sempre più veloce, perché so che dovrò essere più veloce di lui. Dopo 10 km l'asfalto non ha più colore e il freddo di gennaio è fuori dal mio corpo caldo e dalla mia mente lucida. Entro in palestra, vuota e silenziosa, quel silenzio stranamente mi fa quasi compagnia, l'odore di quell'ambiente è nelle mie narici da sempre, come il ricordo del dopo barba di mio padre.

Mi cambio, la corda mi guarda da terra ed il sacco mi aspetta li di spalle, puntuale come ogni giorno.

Inizio, il rumore della corda che rimbalza scandisce il ritmo dei miei pensieri, veloce, veloce, sempre più veloce fino a quando mi fanno male i polmoni. Mi asciugo dalle gocce che cadono lente dalla mia fronte, infilo i guanti da sacco, il primo pugno rompe il silenzio della palestra come fosse un tuono che rompe il cielo in un temporale estivo. Uun colpo dopo l'altro, veloce più veloce, ancora più veloce, so che dovrò essere più veloce lui, preciso, più preciso, ancora più preciso, so che dovrò essere più preciso di lui. Mi fanno male le mani, ma quel dolore mi accompagna da sempre che quasi mi mancherebbe se non ci fosse. Seduto sul Ring riposo il corpo e raffreddo la mente, intanto la palestra sta tornando alla vita di ogni giorno, è arrivato anche il mio sparring, che come ormai accade troppo spesso è molto più giovane di me, ed è anche forte, ma non più di me. Mi infilo il caschetto e salgo sul ring per primo, lo guardo prepararsi pronto a tutto per farmi sentire la difficoltà dei suoi colpi. Suona la campanella iniziamo a scambiare velocemente un colpo dopo l' altro, la sua irruenza, figlia della sua freschezza sopperisce alla mia esperienza, lo faccio scaricare, incasso anche quando posso evitare, voglio vedere l'espressione dei suoi occhi cambiare per ogni colpo che non sortisce effetto su di me, e schivo per la sua frustrazione. Un'altra ripresa, inizio a boxare, lo tengo lontano con il jab, schivo il suo gancio potente e veloce vado al fegato, il suo ginocchio destro si piega come fosse di carta e sfiora il tappeto, suona la campana che sancisce la fine dell'ultimo allenamento prima del match, sono soddisfatto sono consapevole di essere pronto per combattere un'altro incontro, il primo, uno dei tanti di una lunga carriera o l'ultimo. 

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L'attesa è finita, il momento è arrivato, le luci illuminano il palazzetto come le luminarie illuminano le strade nel mese di dicembre, in fondo per quelli come me è una festa, incontro gli occhi orgogliosi dei tanti amici che sono venuti a sostenermi, sorrido e annuisco, sono cosi concentrato che sembro quasi assente; inizio il riscaldamento, qualche passata nello spogliatoio e gli ultimi consigli del mio maestro che si ripetono nella mia mente come l'eco martellante di un tamburo. Chiamano, percorro il corridoio che porta all'ingresso, posso già sentire le grida del pubblico che esplode in un boato al mio ingresso, salgo i tre gradini che mi separano dal ring, dal luogo dove mi sento davvero me stesso; al centro per le raccomandazioni dell'arbitro, un colpo sui guantoni del mio avversario e... Parto bene, sono veloce, sento le gambe leggere e le braccia si muovono più veloci del mio stesso volere; il mio avversario è rapido e i suoi colpi arrivano in sequenza ma non sento dolore, provo ad entrare nella sua guardia alta, mi conosce e si tiene lontano dal mio sinistro che freme ad ogni centimetro che lo separa dal suo corpo; un round dopo l'altro, un colpo dopo l'altro, fino all'ultima ripresa. Sono stanco, ma non abbastanza, sono stato colpito anche se il mio viso non mostra i segni dei suoi colpi, l'ho colpito e lo vedo dalle ferite che ho lasciato nel suo orgoglio, è stanco ma non abbastanza per non fare un altra ripresa. arriva l'ultimo gong prima della fine di quest'ultima battaglia, parto come fosse la seconda ripresa, porto a segno un gancio che colpisce come una martellata la sua tempia, sento il rumore dell'impatto nelle nocche della mia mano sinistra, vedo l'improvviso smarrimento nel suo sguardo, barcolla a destra e poi a sinistra ma non cade, le sue gambe piegate ritrovano l'equilibrio, rialza una guardia ormai incerta e chiuso nell'angolo incassa ancora, uno, due, tre, quattro colpi per finire in piedi al suono dell'ultima campana, che arriva dopo quei 180 secondi che su questo quadrato sono un eternità. Abbraccio il mio avversario e torno all'angolo, negli occhi del mio maestro c'è soddisfazione per ciò che abbiamo fatto, mi chiedo avrei potuto fare di più, non mi interessa so che ho dato tutto ciò che avevo, e questo mi fa sentire sereno e in pace con me stesso. Al centro del ring attendiamo il verdetto che con tutta probabilità mi vedrà vincitore, sento la mano dell'arbitro che afferra con decisione il mio braccio in quei brevi istanti che ci separano dal verdetto; l'incontro è pari... Il pubblico disapprova, incredulo guardo il mio avversario, sono certo di aver vinto e lui sa che ho vinto, lo abbraccio e metto da parte la rabbia e la delusione, perché so che l'unica cosa che conta davvero è avere la certezza che in questo quadrato di mondo entrambe abbiamo dato tutto ciò che avevamo dentro noi stessi per onorare questo unico, straordinario e meraviglioso sport... il pugilato

www.hageboxe.it - Boxe e Parole:  L'ULTIMA RIPRESA ( Racconto LMN 2013 ).